di Rainer Werner Fassbinder
da Carlo Goldoni
regia Veronica Cruciani
interpreti Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos e con Graziano Piazza
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

 

Un testo di metà Settecento, riscritto alla fine degli anni Sessanta, diventa un affondo sulla disperazione del nostro tempo. E La bottega del caffè di Goldoni si apre in un’allucinante Venezia contemporanea.
È un testo che si vede raramente sulle scene italiane, La bottega del caffè che il regista e drammaturgo tedesco Reiner Werner Fassbinder (ri)scrisse nel 1969 partendo dall’originale goldoniano del 1750. Una rielaborazione drammaturgica che il critico Marcantonio Lucidi ha così riassunto: «La distanza fra La bottega del caffè di Goldoni e la riscrittura di Rainer Werner Fassbinder sta nella disperazione. Goldoni è un entomologo che osserva con una freddezza sardonica molto settecentesca l’insetto umano; Fassbinder è un moralista che mette in scena con angoscia un’antropologia distruttiva».
Di fatto, è ancora lontano il Fassbinder più conosciuto e amato, quello dei “melò”, quello che toccherà il vertice di Le lacrime amare di Petra von Kant solo due anni dopo la Bottega. Ma già si avverte la sua attenzione per i disperati, per quel mondo cupo, quasi espressionista che pure gli era caro. Veronica Cruciani, regista attenta e sensibile della nuova scena italiana, si accosta all’opera del tedesco con determinazione e lucidità: «Nonostante si tratti di un’opera del 1969 – sostiene – la società descritta non è molto diversa da quella che viviamo oggi, per questo è mia intenzione ambientarla in una Venezia contemporanea. Ci sembra che i personaggi somiglino a molti protagonisti delle feste mondane che si danno sulle terrazze o nelle case eleganti del nostro Paese, dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia per celare invece disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e sopraffazione». Una materia dunque attuale, resa ancora più spettacolare da un allestimento forte, immaginifico. «Fassbinder – dice ancora Cruciani accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, in cui un microcosmo d’individui si incontra e parla soprattutto di denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità. Ma anche per questo alla fine si deve pagare».

 

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