di Virgilio Sieni
coreografia Virgilio Sieni
con la compagnia di Danza Virgilio Sieni
contrabasso Daniele Roccato

 

La coreografia di Virgilio Sieni parte dall’assoluta bellezza del Cantico dei Cantici e si dipana in otto momenti sacri sulla partitura originale di Daniele Roccato. Un ritorno alle origini dell’uomo e della donna, di grande dolcezza e tormento.

 

 

 

Recensendo il Cantico dei Cantici nella versione di Virgilio Sieni, il critico Massimo Marino ha scritto: «Mille le sfumature, le scomposizioni del movimento, una foresta nel quale lo spettatore viene sprofondato e portato a sperdersi, per ritrovarsi negli intrecci dei sei danzatori, dei sei corpi, tre e tre, due e due e due, e alla fine, quando gli altri sfumano nel buio, in una coppia che nel cerchio dorato circonfuso di buio si incontra, si tocca, si muta più che in due corpi in un essere in un grumo solo di materia, di carne, come all’origine, come nell’uovo, come nel desiderio più sfrenato, come nell’argilla primeva. Rapimento. Bellezza. Struggimento. Silenzio. Lungo silenzio. Applausi: un’ovazione».

 

La creazione si colloca forse in uno dei punti più alti del percorso recente del coreografo fiorentino. Sieni è artefice di una danza che sa essere pura bellezza, astratta creazione oppure, in un percorso parallelo e similare, coinvolgimento di persone le più varie. È nota, infatti, la capacità di Sieni di coinvolgere e far danzare chiunque: artigiani, pensionati, contadini, bambini e bambine. Il coreografo, infatti, sa guardare alla bellezza di corpi popolari, semplici, puri nella loro fragilità di ogni giorno. E della semplicità antica dell’artigianato fiorentino c’è traccia anche nel Cantico, grazie a un tappeto dorato che è segno scenico e memoria di armonia rinascimentale.

 

Qui si muovono, in strutture perfette, gli impeccabili danzatori e danzatrici della compagnia. Evocando quel fascino misterioso, a tratti erotico, che affiora nell’antichissima scrittura del Cantico, che intreccia archetipi e arcani, immagini agresti eppure presenti e vive, che riemergono dalla memoria collettiva e individuale, e ogni volta capaci di far sognare o ridere: una fascinazione che dà singhiozzi trattenuti, lacrime di gioia e sorrisi d’emozione sulla musica live del contrabbassista Daniele Roccato. Per la critica Marinella Guatterini, il Cantico è una «Grande pièce del coreografo: insegna il valore della bellezza, del comporre originale, tanta e la concentrazione e la perfezione richiesta ai danzatori. Tra raffinatezze dinamiche e disegno spaziale dalle proporzioni ineccepibili, si resta incantati»
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