di Carlo Goldoni
regia Jurij Ferrini
interpreti Jurij Ferrini, Elena Aimone, Matteo Alì, Lorenzo Bartoli, Christian Di Filippo, Sara Drago, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Michele Schiano di Cola, Marcello Spinetta, Angelo Tronca, Beatrice Vecchione, Ilaria Matilde Vigna
produzione Teatro Stabile di Torino

 

Una comunità di poveri pescatori, due matrimoni combinati e uno da fare, la giustizia: a Chioggia scoppiano ancora le Baruffe…

 

È lo stesso Jurij Ferrini, regista e autore, a evocare la celebre regia de Le baruffe chiozzotte realizzate da Giorgio Strehler nel 1964: edizione memorabile che svelò ancora una volta la capacità goldoniana di tratteggiare affreschi umili e verissimi. Recensendo quello spettacolo, il critico Roberto De Monticelli scriveva: «Le baruffe è la commedia in cui il realismo di Goldoni attinge più direttamente alla realtà popolare… quella gente di barca e di canale, di “sottoportego” e di “pescaria” il Goldoni l’aveva, come è arcinoto, conosciuta da vicino. Aveva vissuto in mezzo a loro quando a 21 anni era stato, a Chioggia, coadiutore aggiunto nella cancelleria criminale… Non è però il primo testo teatrale italiano che prenda a protagonista esclusivamente il popolo, ma è certo la prima commedia completa, di struttura organica, che punti soprattutto alla rappresentazione di un momento di vita popolare. Ed è il capolavoro che si sa, dal quale rimasero colpiti, a un secolo di distanza, Goethe e Wagner».

 

Proprio all’afflato popolare guarda oggi Ferrini che chiama attorno a sé un cast assolutamente interessante. A partire dalla figura di Natalino Balasso, interprete dalla cifra sorniona e comica, il quale – nato poco lontano da Chioggia – si incarica anche della traduzione e dell’adattamento. La commedia funziona in chioggiotto come in italiano: non a caso lo stesso Goldoni, nella sua riforma del teatro, ha lasciato spesso il veneziano per approdare a una lingua italiana fortemente teatrale.

 

 

 

Jurij Ferrini pone al centro del lavoro proprio la lingua, ossia la parola: «C’è il più alto fraseggio goldoniano in quest’opera, il suo straordinario repertorio ritmico e comico. Qualunque sia lo stile registico, la propria personale sensibilità teatrale – spiega Ferrinitramite cui si mette in scena un suo testo, i dialoghi serrati, i tempi e controtempi comici, restano al centro.  Per questo penso di spogliare ancor di più l’apparato scenico, spingermi oltre ciò che ho realizzato fin’ora, svelando ciò che avviene durante le prove di uno spettacolo; permettendo al pubblico cioè di concentrarsi esclusivamente sul dialogo dei personaggi e sulle loro vicende, senza creare un affresco d’epoca visivo. Del resto il grande Teatro è il regno della parola».

 

Nella foto il regista Juri Ferrini

 

 

 

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