di Umberto Eco
regia Leo Muscato
interpreti (in ordine alfabetico) Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Renato Carpentieri, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera, Marco Zannoni
produzione Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile del Veneto
in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni

 

 

orario: martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 20.30, giovedì ore 19.30, domenica ore 16

 

Un libro che ha cambiato la storia della letteratura in Italia, una vicenda che attinge alla filosofia come al romanzo di genere: Il nome della rosa, capolavoro indimenticabile di Umberto Eco, arriva per la prima volta a teatro con la regia di Leo Muscato.

 

Il fascino e il mistero di uno dei più importanti romanzi del Novecento italiano risuonano per la prima volta sulle assi di un palcoscenico. Il nome della rosa, l’opera che ha reso ancor più celebre un maestro del pensiero quale fu Umberto Eco, diventa finalmente teatro.
Grazie all’adattamento di Stefano Massini, drammaturgo tra i più apprezzati in Europa, e con l’attenta regia di Leo Muscato, la nota vicenda di Guglielmo da Baskerville e del fido Adso – sorta di Sherlock Holmes e Watson in pieno Medioevo – si muta in un lavoro corale, coinvolgente e appassionante.

 

Opera complessa, che racchiude diverse e sovrapposte chiavi di lettura, Il nome della rosa travalica l’accurata e minuziosa ricostruzione storica per diventare metafora, gioco di specchi, racconto scenico che non esclude l’ironia grazie ai ritmi e alle aguzze architetture del giallo.
Nell’edizione teatrale concepita da Massini, la regia di Muscato è libera di allestire un affresco arioso e coinvolgente, scandito in quadri quasi brechtiani, dando corpo a un racconto che si dipana attraverso sette giorni in cui ogni giorno è a sua volta suddiviso in otto capitoli che segnano la ritualità della vita in convento.

 

Vale la pena, dunque, lasciarsi andare alle suggestioni dello spettacolo, senza pensare al film di Jean-Jacques Annaud. Come ha scritto il regista, presentando il lavoro: «Se è vero che al centro dell’opera di Eco vi è la feroce lotta fra chi si crede in possesso della verità e agisce con tutti i mezzi per difenderla, e chi al contrario concepisce la verità come la libera conquista dell’intelletto umano, è altrettanto vero che non è la fede a essere messa in discussione, ma due modi di viverla differenti. Uno guarda all’esterno, l’altro all’interno; uno è serioso, l’altro fortemente ironico. Anche per questo, se ne saremo capaci, proveremo a raccontare questa storia con una lieve leggerezza che possa qua e là sollecitare il riso, con buona pace del vecchio frate Jorge».

 

 

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