di Luigi Pirandello
regia Marco Bernardi
interpreti Patrizia Milani, Carlo Simoni, Corrado d’Elia, Giampiero Rappa, Sara Putignano e 15 attori/attrici in via di definizione
produzione Teatro Stabile di Bolzano

 

A Berlino, in un anno cruciale della storia, Luigi Pirandello non rinuncerà alla scrittura: compone una delle sue commedie migliori, forse la più rivoluzionaria: Questa sera si recita a soggetto, apice e coronamento della trilogia del teatro nel teatro.

 

1929: anno del crollo di Wall Street, anno di crisi, già allora, economica e sociale. Un elegante italiano si aggira da qualche tempo per Berlino: osserva cauto l’ascesa del nazionalsocialismo, si confronta con il teatro che si faceva nella capitale tedesca. Luigi Pirandello, da poco nominato Accademico da Benito Mussolini, guarda di lontano il suo paese, la sua Sicilia, e forse ripensa al fallimento di un’impresa impossibile in cui si era cacciato: la creazione di una compagnia, il Teatro d’Arte, chiusa l’anno prima.
Arrivato a Berlino attratto dall’idea di una riduzione cinematografica dei Sei personaggi, vi compone una delle sue commedie migliori, Questa sera si recita a soggetto, che andrà in scena a Torino nel 1930, dopo l’insuccesso della prima edizione presentata a Könisberg. Opera complessa, coronamento della trilogia del “teatro nel teatro”, che resterà una delle proposte sceniche più interessanti del Novecento, tanto da affascinare anche il Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina.

 

Il futuro premio Nobel è scatenato: scrive un testo furioso e (auto)ironico, vive la vertigine di una città già al tracollo, osserva i risultati raggiunti dai padri fondatori della regia, da Stanislavskij a Max Reinhardt, coglie l’efficienza della scena tedesca a fronte del fallimento della sua compagnia. Cosi immagina un ribollente conflitto tra attori, regista – il carismatico Hinkfuss – e pubblico. Una bagarre, un divertimento apparentemente privo di controllo, eppure sapiente e profondo nello scandagliare le possibilità e le mancanze della drammaturgia del suo tempo. E la versione diretta da Marco Bernardi, sulle scene di Gisbert Jaekel, spinge l’acceleratore verso quella che il regista definisce «una prepotente dialettica di suoni, di luci, di colori, di passioni elementari, dove alla fine trionfa la magia del teatro. Un capolavoro di caos organizzato, un testo spiazzante, moderno e antico allo stesso tempo».

 

 

 

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