da Edgar Lee Masters e Fabrizio De André

 

con gli attori Elsa Bossi, Ugo Dighero, Rosanna Naddeo, Giorgio Scaramuzzino
e con i danzatori del Deos danse ensemble opera studio
Luca Alberti, Angela Babuin, Filippo Bandiera, Massimo Cerruti, Eleonora Chiocchini
Francesca Zaccaria / Emanuela Bonora

coreografie Giovanni Di Cicco
scenografie Marcello Chiarenza
regia Giorgio Gallione

produzione Teatro dell’Archivolto


Lo storico omaggio a Fabrizio De André si intreccia con le poesie di Edgar Lee Master: ritratto di una umanità tra Genova e il mondo.

 

«In platea sfilano uno a uno i personaggi resi celebri dalle canzoni di Faber: Trainor il farmacista con i suoi esperimenti chimici, lo scemo del villaggio che impara a memoria l’enciclopedia britannica, il medico ciarlatano e imbroglione, il malato di cuore cui l’anima sfugge via dalle labbra mentre bacia l’amata, il giudice Lively con la sua statura. Tutti abitanti di una Spoon River che per l’occasione prende il nome di Staglieno, il cimitero monumentale di Genova. E la luce è tutta per loro, che da tempo sono scivolati nel lato oscuro dell’essere e che parlano e si raccontano sulle note dei brani di De André, sulle musiche originali di Mario Arcari e Nicola Piovani, nelle coreografie di Giovanni di Cicco. I vivi, per una volta, tacciono e ascoltano il racconto di vite che un giorno sono state. Difficile non riconoscersi almeno un po’ in questi fantasmi e nel loro catalogo di passioni e speranze, delusioni e dolori che ora giacciono sotto una lapide di marmo». Con queste parole Claudio Marradi recensiva su “Liberazione” lo spettacolo Spoon River dell’Archivolto.

 

Torna in scena, dunque, lo storico allestimento realizzato nel 2009 e ispirato alla celebre Antologia di Edgar Lee Master e al poetico e bellissimo album che è Non al denaro, non all’amore né al cielo di Fabrizio De André.
Dunque, nella sala del “Gustavo Modena” – ancora una volta svuotata dalle poltroncine, in una sorprendente installazione di Marcello Chiarenza, sorta di bosco metafisico dove si muovono attori e danzatori – riecheggiano le parole di un’umanità tragicomica, meschina e vera, sognatrice e romantica. È la piccola comunità che, nella regia di Giorgio Gallione, si racconta evocando storie grandi e piccole, impastate di dolori e speranze. Il conformismo, l’ipocrisia, la fede, la schiettezza, le illusioni della vita: è il ritratto di un mondo, di una città, di una o mille vite.
Per Monica Corbellini di “Repubblica” «Vedere Spoon River è come trovarsi tra anime semplici immortali, rese salve dall’empatia che si crea tra attori e spettatori. Parole danzate e canzoni recitate in un compenetrarsi suggestivo di prosa, danza e musica, per una commedia che arriva al cuore di chi ascolta con gli occhi. Un’ora e mezza di stupore e poesia, intensità e ironia».

 

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